Provare strumenti nuovi fa parte del mestiere. Leggo cosa esce, scarico cose che poi non userò mai, tengo aperte troppe schede. Spesso è tempo perso, ogni tanto ti cambia un flusso di lavoro. È così che, dopo gli annunci degli ultimi mesi, ho deciso di riaprire un account Canva.
Riaprire, appunto. Perché Canva l'avevo già provato.
Chiariamo una cosa: non sono fermo all'idea di Canva come il posto dove si fa la grafica social mediocre. Quella fase l'ho superata da un po’ d'anni, da quando è diventato evidente che lo strumento fosse cresciuto parecchio rispetto a com'era nato. Il problema è che, quando l'ho provato, non era ancora abbastanza.
Due cose non mi avevano convinto. La prima è che lo trovavo confusionario: troppe strade per arrivare alla stessa cosa, un'interfaccia che continua a proporti qualcosa mentre stai facendo altro. La seconda, più seria, è l'insistenza sui template.
Un template in sé non è il male, è una scorciatoia e le scorciatoie servono. Il punto è quando diventa il centro di gravità dello strumento, quando tutto ti spinge da quella parte. Il risultato lo vediamo tutti scorrendo i feed: contenuti diversi che si somigliano tutti. E qui la questione smette di essere una preferenza personale e diventa un problema di brand, perché la riconoscibilità di un marchio si costruisce sulla coerenza, distinguendosi dagli altri. Usare un template pronto senza personalizzarlo rischia di appiattire l'identità di un brand. Per questo, in passato, vedevo Canva più come uno strumento per contenuti rapidi che come un alleato per costruire un'identità visiva unica.
Negli ultimi mesi Canva ha messo insieme sotto un unico nome le app che ha comprato negli anni: Affinity, Cavalry, Flourish, Leonardo. Non sto a fare l'elenco delle novità, non è quello il punto e non ho ancora niente da dire su funzioni che non ho usato. Quello che mi colpisce è la direzione: uno strumento nato per democratizzare il design sta integrando ecosistemi e software altamente professionali, mettendo risorse avanzate a disposizione di tutti.
Il primo dettaglio interessante l'ho scoperto subito, ed è che questa "suite" non vive dentro canva.com. Sono app separate, da scaricare, collegate tra loro da ponti e dal tuo account. Dimostra un approccio modulare e in continua evoluzione.
Poi c'è l'AI, che è la parte che mi riguarda più da vicino perché la uso parecchio. La promessa è che quello che genera resti stratificato e modificabile invece di essere un'immagine piatta da prendere o lasciare. Se è vero, è forse la cosa più interessante che può fare l’AI di Canva: non un risultato finito, ma materiale su cui posso ancora mettere le mani.
Sempre a proposito di AI, mi ha fatto sorridere una ricerca pubblicata da Canva stessa a inizio settembre: il 78% dei consumatori preferisce la pubblicità creata da persone e il 70% riconosce un annuncio generato interamente da AI. Il fatto che Canva stessa abbia condiviso questi dati dimostra una trasparenza ammirevole: non promuove l'AI come un sostituto del talento umano, ma come un supporto al servizio della creatività.
Non cerco un sostituto. Faccio soprattutto UI e per quello (ma anche per altro) mi trovo ancora bene con Figma; Spesso fotografo, e Photoshop (o Lightroom) è ancora difficile da abbandonare. Non mi aspetto ancora che Canva faccia il loro lavoro.
Quello che voglio capire è un'altra cosa, e riguarda i social di Devmy: se mi fa risparmiare tempo sulle cose ripetitive senza farmi scendere di qualità, e se mi permette di passare qualcosa a chi non è designer senza che si rompa tutto. Sono due problemi concreti che ho tutte le settimane.
Di Affinity, invece, sono semplicemente curioso. Non l'ho mai usato, nemmeno quando costava, e adesso che è gratuito non ho scuse.
Insomma, l'avevo archiviato. Oggi gli sto dando una seconda possibilità, curioso di scoprire se saprà davvero semplificare la nostra operatività mantenendo alta la qualità del design.
Brand Designer / UI & UX Designer / Photographer
Appassionato fin dalla tenera età di illustrazione e di metodi su come semplificare le cose (a 5 anni disegnava schemi su come i Cavalieri dello Zodiaco potevano riuscire ad arrivare più velocemente all'ultima casa), ha iniziato il suo percorso formativo con l'Industrial Design per poi spostarsi su Visual Design e Fotografia.
Il suo percorso universitario va dall'Accademia di Belle Arti di Catania all'ISIA di Urbino.
Grazie a varie esperienze lavorative, negli ultimi anni si è avvicinato sempre più alla creazione di siti web e app. Scopre quindi che l'UX design è (più o meno) quello che faceva dall'età di 5 anni: semplificazione della vita. Da allora studia tutto il possibile su UX/UI, continuando a vivere e studiare il mondo del design. Perché in fondo, "tutto nella vita è design".